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GLI ESERCIZI
PER LA SCHIENA
Gli esercizi per la schiena
sono generalmente rappresentati da movimenti di trazione verso il busto
o al contrario può essere il peso del corpo a diventare la resistenza
da avvicinare ad un punto fisso. Tale concetto si concretizza nell'allenamento
per la schiena quando si praticano esercizi con bilancieri e manubri,
oppure quando si effettuano le trazioni alla sbarra fissa. A questi si
aggiungono gli esercizi con le macchine per creare nuove traiettorie ai
movimenti e per rendere più comodo e pratico il lavoro con sovraccarichi.

Il tipo di movimento può
essere "semplice" o "complesso", a seconda di quanti
giunti articolari prendono parte all'esercizio; nel caso specifico dei
muscoli della schiena, la maggior parte degli esercizi utilizzati è
multi-articolare in quanto la trazione svolta dagli arti non si limita
allo spostamento del segmento braccio, ma si somma alla flessione del
gomito e al movimento del cingolo scapolare. Questo tipo di movimento
costituisce tutti gli esercizi di trazione delle braccia svolti alla lat-machine
e tutte le varianti dei rematori.
ESERCIZI 1° GRUPPO: comprende
tutti movimenti multi-articolari compiuti dall'arto superiore, secondo
una traiettoria parallela al tronco, partendo col braccio in verticale
e mantenendo la colonna dritta. Lo spostamento avviene sul piano frontale,
attraverso l'adduzione delle braccia che vede i gomiti spostarsi in basso
verso il bacino - momento in cui si associa una parziale chiusura delle
scapole. Con questa traiettoria si favorisce il lavoro dei muscoli laterali
della schiena; gli esercizi che rispondono a queste caratteristiche possono
essere le trazioni avanti, compiute alla sbarra fissa con impugnatura
larga o alla lat-machine portando avanti l'apposita asta.

ESERCIZI 2° GRUPPO: comprende
tutti quei movimenti multi-articolari compiuti dall'arto superiore che,
eseguiti secondo una traiettoria ortogonale rispetto al tronco, vedono
abdurre le braccia sul piano orizzontale; i gomiti si spostano indietro
verso la colonna dorsale. Tali movimenti promuovono una particolare "chiusura"
posteriore del cingolo scapolare, mettendo in specifica azione i muscoli
del centro schiena (trapezio romboide) e la parte alta del grande dorsale.
In questo caso si parla di esercizi come i rematori e simili.

ESERCIZI 3° GRUPPO: sono compresi
tutti i movimenti multi-articolari compiuti dall'arto superiore che associano
le due precedenti espressioni articolari - lo spostamento dall'alto del
braccio e la chiusura completa del cingolo scapolare, secondo una traiettoria
obliqua rispetto al tronco; i gomiti si spostano indietro ed in basso
verso i fianchi. Gli esercizi che assolvono queste modalità di
esecuzione possono essere svolti alla sbarra fissa o alla lat-machine
(trazioni dietro e trazioni avanti, inclinando parzialmente il busto).
L'utilizzo di questi esercizi per mette un coinvolgimento generale di
tutti i muscoli della schiena.

ESERCIZI 4° GRUPPO: comprende
tutti i movimenti rnulti-articolati compiuti dall'arto superiore sul piano
sagittale, attraverso un'estensione di ampio raggio delle braccia che
dalla verticale si spostano in basso portando i gomiti verso il bacino.
Questa particolare traiettoria limita la chiusura delle scapole, garantendo
il lavoro ai muscoli laterali della schiena ed in particolare a tutto
il grande dorsale che è messo in massima tensione. Gli esercizi
che riproducono tale movimento sono svolti esclusivamente alla lat-machine
con impugnatura inversa o al pulley alto.
ESERCIZI 5° GRUPPO: comprende
i movimenti di estensione del tronco in cui l'arto superiore svolge soltanto
una presa per la contro-resistenza da applicare ai muscoli della bassa
schiena. Nella pratica gli esercizi che soddisfano questi movimenti mettono
in azione anche i muscoli degli arti inferiori (gluteo e ischio crurali)
per completare l'estensione della catena posteriore; tra questi riconosciamo
lo stacco da terra, le estensioni del busto alla panca iperextension ed
il good morning. Nell'analisi degli esercizi per la schiena dobbiamo far
attenzione al tipo di "presa" che può essere utilizzata
durante i vari movimenti; in particolare, va considerata la larghezza
con cui viene afferrata la sbarra e la stessa posizione delle mani che
può orientarsi in tre diversi modi.
Per quanto riguarda la larghezza della presa, contrariamente a quanto
sostiene il "detto comune", il tipo di impugnatura particolarmente
larga limita il lavoro in termini di movimento (l'angolo di spostamento
del segmento braccio diminuisce di ampiezza), riducendo il completo stiramento
del grande dorsale che, come abbiamo già detto, è il muscolo
che risolve il maggior sviluppo in quanto a "larghezza"; pertanto
ritengo inutile cercare di impugnare la barra ai limiti della sua larghezza
negli esercizi di trazioni avanti-dietro, preferendo una distanza massima
tra le mani di circa 90 cm. Il fatto di utilizzare una sbarra piegata
alle estremità, dove vengono poste le mani, rende più naturale
il lavoro senza creare forzature articolari ai polsi.
La posizione delle mani può cambiare da "prona" a
"supina" ma essere anche "neutra", attraverso
la diversa presa con cui vengono impugnati la sbarra o il bilanciere.
La presa "prona" mette
in evidenza il dorso delle mani che risultano davanti la barra di trazione;
nella pratica è quella che adottiamo solitamente per svolgere gli
esercizi di trazione dietro o avanti con impugnatura larga.

La presa "supina" mostra il palmo del le mani
che si trovano dietro la sbarra di trazione, la quale può essere
impugnata più stretta (come larghezza). Questa soluzione porta
a muovere le braccia sul piano sagittale, consentendo un spostamento di
ampio raggio decisamente in linea con l'azione del grande dorsale. In
questo caso il bicipite brachiale può intervenire in maniera efficace,
garantendo un lavoro più proficuo per gli stessi muscoli del dorso
- che risulteranno pienamente "esauriti" al termine dell'esercizio.

La presa "neutra" evidenzia
il profilo delle mani, in conseguenza di una impugnatura ruotata di 90°
rispetto alla sbarra orizzontale; in questo caso è necessario ricorrere
a un'apposita sbarra "trazy-bar" per l'impugnatura larga, oppure
al "triangolo" per l'impugnatura stretta. In entrambe le situazioni
il movimento si realizza su di un piano obliquo, confermando un lavoro
intermedio rispetto a quello svolto nei modi precedenti.

Da notare che, data la naturalezza della
presa e il relativo movi mento, l'articolazione della spalla risulta essere
decisamente sollevata da ogni forzatura ai limiti articolari.
1. ELEVAZIONE DELLE SPALLE IN PIEDI
(con manubri o bilanciere)
Il movimento di elevazione delle spalle ha lo scopo di potenziare quella
regione muscolare che si trova al di sopra delle spalle, confinante con
la colonna cervicale; il muscolo direttamente interessato è il
trapezio nella sua porzione superiore, aiutato dall'elevatore della scapola.
L'esercizio non prevede il lavoro delle braccia, e quindi esclude l'utilizzo
diretto dell'articolazione scapolo-omerale a favore invece del movimento
di elevazione del cingolo scapolare, che vede trascinare la scapola verso
l'alto.
La dinamica del movimento consiste nel sollevamento delle spalle verso
le orecchie, mantenendo una postura del busto diritta ed i gomiti completamente
estesi. Nella versione con bilanciere, la larghezza dell'impugnatura da
tenere corrisponde a quella delle spalle; mentre nella versione con manubri
la presa diventa naturale facendo disporre lungo i fianchi i due arti
con relativi manubri. E' importante che in entrambe le versioni la resistenza
utilizzata percorra una traiettoria verticale quanto più vicina
al tronco, per non aumentare il braccio di leva e quindi il carico a cui
è sottoposta la regione lombare.

2. ELEVAZIONE DELLE SPALLE
CON BUSTO A 90 gradi (con manubri o bilanciere) -
L'esercizio prevede una postura del busto in posizione flessa in avanti
di 90 gradi, per spostare il lavoro muscolare sulla parte centrale della
schiena la quale, nei soggetti rigidi di spalle, risulta poco sviluppata.
In questo caso il cingolo scapolare si trova impegnato a proiettare le
scapole verso la colonna dorsale, attraverso l'azione dei muscoli centrali
della schiena che risultano la porzione mediale del trapezio ed il romboide.
A livello pratico, si conferma la rigidità dei gomiti per non utilizzare
le braccia, che diventano attraverso le mani il collegamento per la presa
dei manubri o del bilanciere. A differenza dell'esercizio precedente,
la bassa schiena si trova fortemente in trazione per controbilanciare
il peso del tronco, proiettato in avanti; è quindi più indicato
utilizzare una panchetta posta orizzontalmente, sulla quale disporsi per
scaricare il sovraccarico. L'esercizio di non facile applicazione per
la ridotta escursione articolare impone l'utilizzo di carichi ridotti
rispetto all'elevazione delle spalle in posizione verticale.
3. REMATORE CON BILANCIERE
L'esercizio viene effettuato in piedi, con il busto flesso in avanti (circa
90gradi), impugnando un bilanciere dritto secondo una larghezza pari a
quella dei fianchi, mentre la posizione delle mani è prona. L'esercizio
si realizza partendo con le braccia distese in avanti e mantenendo il
tronco quasi parallelo al terreno; la colonna vertebrale, pur adeguandosi
alla dinamica del movimento, si conserva dritta e rigida, al contrario
delle spalle che scendono verso il basso, distanziando tra loro le scapole;
per quanto riguarda le cosce, è opportuno mantenerle divaricate
e leggermente flesse per controbilanciare il carico del bilanciere ai
fini dell'equilibrio. La massima contrazione è completata quando
il bilanciere raggiunge la parte inferiore del torace, situazione che
si realizza portando i gomiti bene indietro fino a sentire le scapole
avvicinarsi alla colonna dorsale.
Il lavoro muscolare coinvolge tutti i muscoli della schiena in quanto
l'esercizio è caratterizzato da una trazione complessiva di tutta
la catena articolare posteriore . L'oscillazione del busto, anche se parziale,
mette in forte tensione i muscoli lombari;
Rematore bilanciere con busto appoggiato consiste nell'effettuare l'esercizio
di trazione del bilanciere appoggiati col busto ad una panca orizzontale,
possibilmente stretta, scaricando completamente il peso della resistenza
da sollevare agli arti inferiori. E una variante spesso utilizzata da
chi soffre di dolori lombari, o comunque da chi vuole tutelare l'integrità
della bassa schiena senza rinunciare alle caratteristiche dell'esercizio
base. Con questa variante la postura del busto si trova completamente
rigida, trasferendo maggior carico ai muscoli sovrastanti dell'alta schiena,
con il trapezio ed il deltoide posteriore, che si trovano direttamente
impegnati a sostenere gli arti ed il cingolo scapolare.

4. REMATORE CON MANUBRIO
In questo caso è previsto l'utilizzo di un manubrio al posto del
bilanciere, in modo da separare il lavoro tra le parti sinistra e destra
dei muscoli della schiena. Generalmente è svolto su una panca orizzontale
dove, in modo alternato, in relazione alla parte che dobbiamo esercitare,
vengono appoggiati sia l'arto inferiore (tramite il ginocchio) che quello
superiore (la mano con il gomito esteso); in questo modo si verifica una
migliore stabilità di tutto il corpo, Da un punto di vista muscolare,
chi ne trova giovamento è ancora il gran dorsale, che può
maggiormente stirarsi in funzione dal braccio, in questo caso libero -
col manubrio - di seguire una traiettoria più vicina alla direzione
delle fibre del dorsale stesso.

5. REMATORE A PRESA INVERSA
Si caratterizza per l'impugnatura inversa con cui viene preso il bilanciere
(le mani rivolgono il dorso verso il corpo), che mette in risalto il lavoro
del dorsale,: inoltre il conseguente accostamento dei gomiti verso i fianchi
sposta la traiettoria del bilanciere verso l'addome.
A causa del forte impegno sostenuto dalle fasce lombari, responsabili
di un particolare sovraccarico delle strutture vertebrali della bassa
schiena, si presentano dei rischi per l'integrità generale del
rachide.
6. DORSY - BAR
L'esercizio svolto con questo particolare strumento può essere
considerato un'evoluzione del rematore con bilanciere; si utilizza un'apposita
struttura, sulla quale è inserita una barra vincolata ad una estremità
così in grado di muoversi secondo una traiettoria circolare.
L'esecuzione dell'esercizio resta la stessa del rematore con bilanciere,
mentre l'impugnatura (non più ampia di 40 cm) si trova solitamente
obliqua, rispetto all'asse centrale, per soddisfare una presa più
naturale.
Utilizzando la dorsy - bar si ripresentano gli stessi rischi per la schiena
analizzati nell'esercizio di rematore col bilanciere; tuttavia si può
osservare che nella seconda metà del movimento di salita si ha
una riduzione del carico sulla schiena, grazie al cambiamento di traiettoria
imposto alla leva che riduce il valore della resistenza applicata.
7. TRAZIONI AL PULLEY BASSO
L'esercizio è svolto alla pulley - machine attraverso la carrucola
bassa utilizzando, per la versione tradizionale, il triangolo che prevede
un'impugnatura stretta ed una presa "neutra". La posizione del
corpo è seduta (attraverso una panca orizzontale vincolata all'attrezzo)
con le cosce estese ed i piedi contrapposti ad una pedana, che funge da
punto di appoggio per poter controbilanciare la trazione svolta dai muscoli
del tronco. L'esercizio si realizza partendo con le braccia distese in
avanti ed allungando in parte il tronco; la massima contrazione si ottiene
avvicinando le braccia ai fianchi ed estendendo il busto fino a circa
90 gradi; è importante che nella fase finale anche i monconi delle
spalle siano ben retro posti, fino a sentire le scapole avvicinar si alla
colonna dorsale.

Con questo esercizio vi è
un grosso impegno per tutti i muscoli della schiena, attraverso il movimento
delle diverse articolazioni impegnate; in particolare la chiusura posteriore
delle scapole mette in gioco i muscoli del centro-schiena (romboide e
trapezio medio), mentre il lavoro svolto dal gran dorsale prevale nella
sua porzione più bassa in quanto non si compie, durante il movimento
di ritorno, un particolare allungamento verso l'alto delle braccia. E'
possibile utilizzare (al posto dei "triangolo") una sbarra dritta
più larga che avvicina l'esercizio al rematore con bilanciere;
in questo caso vi è un cambiamento della presa delle mani (da "neutra"
a "prona") che esorta a portare i gomiti più larghi e
più alti rispetto al tronco, coinvolgendo in misura maggiore il
deltoide posteriore. Un'altra variante è quella di lavorare separatamente
la parte sinistra e destra utilizzando al posto del triangolo o della
sbarra dritta, una singola maniglia.
8. TRAZIONI ALLA SBARRA AVANTI (presa larga)
L'esercizio è svolto attraverso l'utilizzo di una sbarra fissata
ad una parete o con un'apposita struttura multifunzionale. Durante l'esecuzione
il corpo si trova sospeso alla barra tra le mani, risultando così
senza alcun vincolo. La presa è larga e le mani in posizione prona
rivolgono il dorso verso l'atleta; il movimento consiste nel sollevarsi
verso la sbarra fino a portare il mento al di sopra di questa, mantenendo
i gomiti larghi.
Il lavoro per i muscoli della schiena è chiaramente del tutto simile
a quello che si realizza con la lat-machine, coinvolgendo i muscoli laterali
della schiena.
L'impegno per i muscoli delle braccia è molto intenso, soprattutto
nella fase conclusiva, in quanto non si può avvalere del contributo
dalla bassa schiena (come invece può avvenire nell'esercizio di
lat-machine avanti, quando si tende a far oscillare indietro il busto).
Possono essere adottate alcune varianti che riguardano la presa della
sbarra (che può diventare inversa oppure neutra mediante l'utilizzo
del triangolo).

9. LAT - MACHINE DIETRO
L'esercizio è svolto alla lat-machine in posizione seduta, utilizzando
l'apposita sbarra impugnata larga, con la presa delle mani sulle piegature
della stessa sbarra per garantire una presa più adatta all'inclinazione
laterale delle braccia. Il movimento tende a coprire una traiettoria obliqua,
disegnata dai gomiti che si spostano indietro; la partenza avviene dall'alto
con le braccia distese, mentre la massima contrazione si raggiunge con
la sbarra dietro la regione posteriore del collo.
L'impegno per i muscoli è specifico per quelli del centro-schiena
(romboide e trapezio), in quanto il movimento tende a portare i gomiti
in basso, ma soprattutto indietro obbligando la chiusura posteriore delle
scapole; il muscolo grande dorsale, pur partecipando all'azione, non ottiene
il massimo beneficio in quanto non si trova all'inizio del movimento nella
massima condizione di pre-stiramento. E inoltre indicato, nei casi in
cui si presentano disturbi alla bassa schiena, variare durante l'esecuzione
la normale postura degli arti inferiori e del bacino, passando dalla posizione
seduta ad una postura con le gambe sollevate al di sopra dello stesso
appoggio, al fine di garantire un miglior atteggiamento della colonna
vertebrale. In queste condizioni, infatti, il tronco - non trovandosi
vincolato all'attrezzo - non mette in trazione il muscolo psoas, che non
potendo agire sulla colonna vertebrale non amplia la lordosi lombare.

10. LAT - MACHINE AVANTI (impugnatura larga)
L'esercizio è svolto alla lat-machine in posizione seduta, impugnando
la sbarra larga (a livello della piegatura della sbarra) e con la presa
delle mani in pronazione. Il movimento avviene partendo dalla stessa posizione
a braccia distese in alto, come nel caso delle "tirate dietro",
ma portando la sbarra davanti al torace all'altezza delle clavicole e
mantenendo i gomiti larghi. E consentita, durante l'esecuzione, una leggera
oscillazione indietro della schiena.
Il tratto dorsale della colonna tende ad appiattirsi per favorire l'avvicinamento
della barra al torace, dando un contributo marginale ai muscoli del centro-
schiena. Il lavoro per i muscoli delle braccia (flessori dell'avambraccio)
è del tutto simile a quello compiuto con l'esercizio di lat-machine
dietro.
E anche possibile l'utilizzo del "Triangolo" che, risultando
un via di mezzo tra la sbarra larga ed un triangolo stretto, permette
una buona chiusura delle scapole a favore dei relativi muscoli del centro-schiena.
11. LAT - MACHINE A PRESA
INVERSA
E' svolto alla lat - machine in posizione seduta, impugnando la sbarra
stretta con la presa delle mani rovesciate, in modo da avere il palmo
rivolto verso il corpo. Il movimento avviene ponendo le braccia distese
sopra il capo fino ad arrivare con la sbarra in massima contrazione sul
torace a livello dello sterno. L'impegno per i muscoli della schiena si
sposta decisa mente sulle fasce laterali della stessa favorito dall'impostazione
assunta dal tratto dorsale del rachide (in cifosi) e dai gomiti mantenuti
chiusi verso il tronco che permettono il massimo stiramento al grande
dorsale. In questo esercizio la chiusura posteriore delle scapole risulta
notevolmente limitata, riducendo il lavoro dei muscoli del centro-schiena
(romboide e trapezio medio). Il contributo delle braccia risulta anch'esso
agevolato dall'impugnatura "inversa" delle mani, che mette il
bicipite brachiale nelle migliori condizioni di lavoro, consentendo l'applicazione
di contro-resistenze più elevate all'esercizio. Diversamente da
quanto si può pensare, questa miglior leva per il bicipite riduce
il fattore limitante rappresentato dalle stesse braccia al fine del proseguimento
dell'esercizi.

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