Per determinare la frequenza è sufficiente
contare il numero delle pulsazioni (iniziando con lo zero) in 10
secondi e moltiplicare successivamente per sei, allo scopo di ottenere
la frequenza in un minuto. E' bene limitare il conteggio a soli
10 secondi soprattutto nel casi di misurazioni della frequenza al
termine di un'attività fisica. Rilevamenti protratti per
un periodo superiore risultano infatti falsati, poichè il
ritmo cardiaco si riduce in breve tempo durante il riposo. A questo
proposito è bene che la misurazione sia effettuata in movimento
(passeggiando, facendo dei piegamenti sulle ginocchia ecc.) e non
da fermi.
Le frequenze comprese tra le 50 e le 100 pulsazioni/minuto
si considerano nei limiti della norma. Non è ancora nota
la ragione per la quale il sesso femminile abbia pulsazioni leggermente
superiori al sesso maschile. La frequenza del polso varia nelle
24 ore: il battito inferiore si registra quando si dorme da 6 ore;
al risveglio aumenta di 5-10 battiti/minuto; durante il giorno aumenta
ulteriormente, fino al momento di andare a letto, di 5 - 10 battiti/minuto.
Il tasso di mortalità per uomini e donne con frequenza superiore
a 95 battiti/minuto risulta mediamente quattro volte maggiore rispetto
a coloro che hanno frequenza inferiore ai 65 battiti/minuto.
Frequenze cardiache al di sotto dei 40/50 battiti/minuto
(bradicardia) possono essere dovute a disturbi di conduzione (gli
impulsi nervosi faticano a passare attraverso i tessuti del cuore).
Una frequenza di battiti/minuto superiore a 100 potrebbero essere
dovuta a una condizione patologica (tachicardia) o a ragioni fisiologiche.
Nel secondo caso la frequenza dei battiti potrebbero essere dovuta
a emozioni, caffè e sigarette, febbre, attività fisica.
Emozioni. La
frequenza è sensibile alle emozioni per cui gli emotivi raggiungono,
a parità dei condizioni, più precocemente la soglia
dell'affaticamento rispetto alle persone calme.
Caffè e sigarette.
Caffeina e nicotina possono far salire la frequenza cardiaca
fino a 10 battiti/minuto in più.
Febbre. Durante
gli stati febbrili le pulsazioni aumentano mediamente di 8 battiti/minuto
per ogni grado di temperatura superiore ai 37°C.
Attività fisica.
Vi è una precisa relazione fra frequenza delle pulsazioni
e intensità dell'attività fisica, come sintetizzato
nella tabelle sotto. L'allenamento fisico rinforza il cuore (migliora
la qualità del miocardio e aumenta la coordinazione delle
fibre durante la sistole e la diastole) e consente di abbassare
la frequenza cardiaca sia in stato di riposo sia di attività;
ne consegue che il cuore lavora meno perchè lavora meglio.
La frequenza del polso durante l'attività fisica non ha relazione
con la frequenza in stato di riposo. Se, ad es. due atleti, a parità
di allenamento, hanno a riposo, rispettivamente 60 e 80 pulsazioni/minuto
ed effettuano una attività fisica moderata, raggiungono entrambe
le 120 pulsazioni/minuto. A parità di pulsazioni si affatica
di meno il cuore di chi compie l'attività più intensa.
Consideriamo a questo proposito due persone che abbiano 100 pulsazioni/minuto:
la prima a causa di un'attività fisica leggera e la seconda
in stato di riposo. Il cuore della prima persona è sottoposto
a un minor affaticamento (sforzo), perchè i muscoli in funzione
durante la sua attività agevolano la circolazione del flusso
sanguigno, mentre il cuore della seconda persona deve provvedere
da solo a questa funzione.
Non vi è alcuna relazione tra frequenza cardiaca
massima ed efficienza fisica. La media massima delle pulsazioni/minuto
raggiungibili (ovvio durante un'attività fisica pesantissima)
si desume approssimativamente sottraendo a 220 il numero degli anni
della persona (in realtà si è giunti a registare,
in casi rarissimi, fino a 230 pulsazioni/minuto). I motivi per i
quali i massimi di frequenza si abbassano con l'età non sono
ancora stati chiariti. La portata cardiaca (volume di sangue pompato
dal cuore ogni minuto) può aumentare in due modi: